In fondo non c'è nulla di male a passare le ore sepolto nella sabbia, strabico guardando con un occhio in terra e con l'altro il piccoletto pestifero, cercando conchiglie e tenendolo per mano quando vuole scappare dove non voglio. C'è in queste giornate di fine agosto una luce smorzata e opaca, un po' accidiosa e vedo belle ragazze sedute sulle panchine di pietra bianca, lo sguardo assorto verso l'azzurro chiaro slavato, gli occhi luminosi e assenti che intuiscono il ritorno; sguardi da tramonto. La lunga siccità ha stancato tutti, anche se dicono E' stata una bella estate, e lo dico anche io ma ora sono stanco. La spiaggia grande ci ha dato acqua pulita ma i cavalloni rotolano sempre disordinati sotto scirocco e poi mutano, si forma l'onda lunga quando il vento gira a maestrale.
Non so cosa tirare fuori da questi mesi; ho letto tanto ma faccio fatica a ricordare cosa, ieri mi è capitato sotto mano La versione di Barney che arricchisce le descrizioni di Parigi impregnata di americani alcolisti dopo la prima guerra mondiale. C'era questo libro di Silvia Beach Shakespeare & Company, lei fu la tipa che batté a macchina i capitoli più scabrosi dell'Ulisse di Joyce; ma qui mi viene in mente il paragrafo in cui descrive Hemingway che arriva con le truppe alleate a Parigi - siamo alla fine della seconda guerra mondiale - e le dice Vado a liberare la cantina del Ritz. Al tempo pensavo fosse una esagerazione, ma adesso, e dopo aver letto Meno di zero di Ellis, penso che gli americani da soli si bevono tre quarti della produzione mondiale di alcol e non solo di di petrolio.
Ma dov'ero? Ah, l'estate, la luce che diventa opaca, la spiaggia grande che mi mancherà da matti e adesso mi sembra solo una scalpicciata distesa di niente, ma è solo una proiezione del mio stato d'animo, in cui mi sembra che nulla possa più sorprendermi. Sono arrivato al punto che mi sembra di sapere già cosa leggerò anche se questo è ovviamente falso. Penso di sapere come sarà la spiaggia a novembre, senza impronte, con il vento che avrà snudato sassi e gusci.
Oggi il treno faceva fumo ma andava avanti, come tutti; accanto al mio posto c'era uno con una faccia scocciata e grugnosa che mugugnava ogni volta che qualcuno gli faceva togliere, dagli altri sedili, le valigie e le borse che aveva poggiato. Diceva E allora! come se stessero facendo alzare una persona a lui cara. Aveva in mano un libro che leggeva piegandolo anzi schiacciandolo con troppa forza e forse era la lettura che lo innervosiva, oppure voleva bene alle sue valigie e non voleva metterle sulla rastrelliera, oppure era un inguaribile iracondo rompicoglioni.
E tra poco arriva settembre, che mi ricorda un sacco di guai.
Leggo il numero 37170 e torno indietro nel tempo, ma non so proprio perché. I rumori, le note, un profumo richiamano il passato, ma i numeri no, non l'avevo mai saputo. L'immagine che mi balena dentro è di quando ero dodicenne e avevo iniziato a frequentare delle ragazzine che abitavano in una via accanto alla mia. Tra queste c'era Susanna che era bionda, tutta boccoli. La rividi qualche anno dopo e aveva messo su un bel po' di chili, ma poi aveva deciso di perderli fino a diventare anoressica; aveva sedici anni e sembrava vecchia, con la pelle raggrinzita. Ho conosciuto diverse anoressiche, una si uccise ai Parioli. Di un'altra ancora ero ambiguamente innamorato - la odiavo anche, e si chiamava Livia. E quando capii che mai avrei potuto essere protagonista della sua vita, mi resi anche conto che era una ragazza speciale ma sommamente indifferente a tutto che non fosse lei stessa. Ma smisi di pensarlo poco a poco, penso a quella poesia di Walcott che mi è sempre rimasta in mente, in cui dice che le cose non esplodono, ma vengono meno, svaniscono come la spuma esala nella sabbia, all'incirca dice questo, e la mia invisibile gemella riporta qualcosa del genere.
Oggi il mare sotto il vento dal largo s' è improvvisamente ingrossato e fumava, bolliva; controluce si alzava un vapore, la spuma polverizzata a secchiate sulla spiaggia. Sono rimasto in acqua due ore dopo essere morto di caldo a Roma e aver pensato che devo mettere ordine nella mia vita, come se settembre fosse un archivista pedante e occhialuto.